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Un’altra anteprima dei premi a Vinci nel Cuore

Un’altra anteprima dei premi a Vinci nel Cuore

Francesco Guidotti è il Cronista Toscano 2020. Con lui parleremo del suo progetto, giornalistialmicrofono.it, e della sua esperienza.

L’associazione Vinci nel Cuore propone un nuovo appuntamento con i premi giornalistici del 2020.
Vista l’impossibilità di una manifestazione in presenza quest’anno – con l’impegno di riproporre il tutto non appena si attenueranno le restrizioni dovute alla Covid – Vinci nel Cuore ha deciso di intervistare i premiati on line.
Dopo Beppe Severgnini, che ha chiacchierato con Elia Billero a fine novembre, è la volta di Francesco Guidotti, premiato con il ‘L. Berni’ per il Cronista Toscano.
Guidotti, nato nel 1994, è l’ideatore e autore di Giornalisti al Microfono, progetto cominciato come un podcast che conta due stagioni di oltre cinquanta episodi. Le puntate sono interviste a giornalisti selezionati per la qualità del loro lavoro: si parla del mondo dell’informazione, della loro formazione e di tutto quello che ruota attorno al loro lavoro. L’iniziativa di Guidotti è nata nel 2017 e durante quest’anno si sono aggiunte due persone a formare la nuova redazione. Con questa rinnovamento, oltre al podcast, è nata la sezione blog che contiene e conterrà guide e approfondimenti sul giornalismo. Infatti è possibile ascoltare tutti gli episodi del podcast e leggere gli articoli sul nuovo sito dedicato al progetto, giornalistialmicrofono.it.
L’intervista verrà trasmessa lunedì 28 dicembre alle 17 sulla pagina Facebook di Vinci nel Cuore (facebook.com/vincinelcuore).

Ricordiamo che le edizioni 2020 del premi giornalistici sono state rinviate, dopo essere state inizialmente fissate per il 28 e 30 novembre.
Per il premio giornalistico ‘Li omini boni’ per la comunicazione la Commissione ha nominato Beppe Severgnini, mentre per il premio speciale Vinci nel Cuore ha individuato Francesco Pancani, giornalista sportivo di RaiSport, prima voce a commento del Giro d’Italia; Fabio Genovesi, scrittore, finalista del Premio Strega, anch’egli commentatore del Giro; Francesco Fontanelli, appassionato di calcio e detentore di un archivio sconfinato di risultati calcistici di ogni categoria, sin dagli anni Quaranta; Gianmarco Lotti, giornalista di gonews.it; le Dragon Ladies dell’associazione Astro.
Il tutto dedicato a “L’Italia dello sport”.

Beppe Severgnini a Vinci nel Cuore

Beppe Severgnini a Vinci nel Cuore

Con il suo ultimo libro “Neoitaliani. Un manifesto” (ed. Rizzoli) ha conversato con Elia Billero per l’anteprima de ‘Li omini boni’ 2020.

tempo di lettura: 1 minuto

Beppe Severgnini ha partecipato all’anteprima del premio ‘Li omini boni’ e ha risposto alle domande di Elia Billero, direttore di gonews.it, sul suo ultimo libro, Neoitaliani. Un manifesto, edito da Rizzoli.
In diretta sulla pagina Facebook di Vinci nel Cuore, Severgnini ha parlato dei suoi 50 motivi per essere italiani, di come abbiamo reagito ai mesi di lockdown e di come reagiremo a questo strano periodo.
Ma non si parla solo di pandemia: Severgnini aggiunge un tassello alla sua pluridecennale osservazione del popolo italiano dandoci una nuova spinta di orgoglio.

Quest’anno Vinci nel Cuore ha scelto di continuare la tradizione e di condividere i giorni del premio nel modo in cui adesso è possibile farlo: on line. Non potendo assegnare il premio di presenza, senza la possibilità di una manifestazione come la conosciamo noi di Vinci, abbiamo scelto di rimandare tutto al 2021, e tuttavia di mantenere i contatti con i premiati, in attesa di potersi vedere su un palco e davanti alla gente.


Vinci nel Cuore

Vinci nel Cuore rinvia i premi giornalistici

Vinci nel Cuore rinvia i premi giornalistici

Non ci sono le condizioni per una manifestazione in sicurezza. Tutto rimandato all’estate 2021, sperando che la situazione lo permetta.

Le edizioni 2020 dei premi giornalistici ‘Li omini boni’ per la comunicazione e ‘Leonardo Berni’ per il Cronista Toscano sono state rinviate.
Inizialmente fissate per sabato 28 e lunedì 30 novembre, l’associazione Vinci nel Cuore ha ritenuto opportuno annullare gli eventi di fine mese vista la situazione legata all’emergenza da coronavirus.
Nell’attesa di capire la sorte dell’edizione 2020 dei premi, Vinci nel Cuore si è comunque mossa per contattare i premiati e sondare il terreno nell’eventualità che la manifestazione si sarebbe potuta fare in sicurezza, ma in presenza di forza maggiore, la decisione è stata quella di rimandare il tutto all’estate 2021, laddove si possano proporre gli eventi programmati in tutta sicurezza.

Il Leonardo d’Oro, premio ‘Li omini boni’ per la comunicazione, sarebbe quindi andato a Beppe Severgnini, giornalista ed editorialista del Corriere della Sera, nonché scrittore, che avrebbe presentato “Neoitaliani. Un Manifesto“, il suo ultimo libro edito da Rizzoli.
Il Leonardo d’Argento per il Cronista Toscano, sarebbe invece stato ritirato da Francesco Guidotti, ideatore e autore di “Giornalisti al Microfono”, il podcast dove il giornalista di Pontassieve intervista giornalisti selezionati per la qualità del loro lavoro.
L’edizione 2020 si sarebbe conclusa in due serate, una sabato 28 novembre – con Severgnini e Guidotti -, l’altra lunedì 30 novembre, festa di S. Andrea, patrono di Vinci, e Festa della Toscana. Il tema della seconda serata sarebbe stato dedicato a “L’Italia dello sport” e avrebbe visto protagonisti Francesco Pancani, giornalista sportivo di RaiSport, prima voce a commento del Giro d’Italia; Fabio Genovesi, scrittore, finalista del Premio Strega, anch’egli commentatore del Giro; Francesco Fontanelli, appassionato di calcio e detentore di un archivio sconfinato di risultati calcistici di ogni categoria, sin dagli anni Quaranta; Gianmarco Lotti, giornalista di gonews.it; le Dragon Ladies dell’associazione Astro.
A tutti loro va il ringraziamento di Vinci nel Cuore per la comprensione dimostrata in occasione della difficile – ma inevitabile – decisione di rimandare tutto.

Vinci nel Cuore ringrazia anche il Comune di Vinci e la sua amministrazione, la Pro Loco vinciana e l’associazione Orizzonti per la costante presenza in sede di confronto riguardo l’opportunità o meno di proporre l’edizione di quest’anno.

La Cronaca come flusso costante della storia

La Cronaca come flusso costante della storia

Nicola Baronti, presidente di Vinci nel Cuore, presenta la serie ‘Il coronavirus raccontato dai Cronisti Toscani’.

A costo di apparire banale devo rivolgere un iniziale sincero ringraziamento ai Cronisti Toscani del premio vinciano intitolato al concittadino Leonardo Berni per il loro contributo a questa raccolta che consegniamo idealmente ai prossimi vincitori e, perché no, ai posteri vinciani.
Un grazie anche a Christian Santini che l’ha ideata e curata con grande passione e dedizione, secondo le finalità dello statuto del premio giornalistico vinciano che, con varie manifestazioni, ormai dura tutto l’anno, non soltanto nel momento conclusivo novembrino.

La nostra associazione è nata nel 2011 con l’intento di creare un archivio della gente. Nella ricerca e nella raccolta è stata fondamentale la cronaca per ricostruire gli eventi e le storie del paese spesso smarrite da una memoria distratta, anche dai nuovi, forse più intuitivi e altrettanti effimeri, mezzi di comunicazione. Con l’avvento d’internet, un enorme serbatoio d’informazioni, tutti noi ci siamo imbattuti in una molteplicità di post, commenti, didascalie a vecchie foto, di vario genere e contenuto, magari lanciati da giornalisti d’occasione, inconsapevoli incendiari di notizie e ricordi per la soddisfazione dell’approvazione (del like) dell’amico di turno. In questo gioco mediatico si rischia, anche inconsapevolmente, di cadere nel tremendo inganno di perdere il senso, o meglio, la direzione della storia. Lontani dalla celebre condanna di Benedetto Croce per cui la cronaca sarebbe una sorta di “cadavere” della storia, nella sua mera enunciazione di fatti, eventi e date sulle quali soltanto lo storiografo può dare e fare luce, la nostra appartenenza a una piccola comunità ci ha permesso di optare incondizionatamente per La Cronaca come flusso costante della storia. Per quel “giornalismo come scienza della quotidianità e del contingente” come l’ha definito Sergio Lepri, ultracentenario giornalista toscano (che peraltro, facendo la cronaca delle celebrazioni leonardiane del 1952 ha dedicato pagine bellissime alla gente di Vinci).
Ci ha spinto soprattutto la convinzione che l’evento, in qualsiasi epoca, debba essere letto e interpretato contestualizzandolo nel tempo, nel luogo, nella comunità di riferimento. Non è un meteorite occasionale, ma fa parte sempre di una costellazione di personaggi e di fatti. Dietro al semplice documento o alla pagina di cronaca del quotidiano si nascondono inevitabilmente le storie di tante persone, per lo più sconosciute e tali forse rimarranno, in grado tuttavia di colorare e dare un contorno alle mille sfaccettature e diverse sensibilità dell’umana quotidianità. Storie per la penna (o il tasto) del cronista in grado con la sua sintesi di condurle nella direzione di una storia più concreta e coerente anche rispetto al futuro passaggio dei tempi.
Mi piace così pensare a coloro che fra qualche anno leggeranno e si confronteranno con la narrazione di questa pandemia che improvvisamente si è abbattuta sul pianeta Terra, fino a raggiungere i nostri affetti più vicini. Un vero evento anomico che ha interrotto il corso ordinario dei giorni imponendo nuove forme e modi di narrazione, anche in ragione degli odierni mezzi di comunicazione. Lo dimostrano gli interventi di questo piccolo Quaderno: non sono un’astratta cronistoria, bensì un racconto filtrato attraverso le personali conoscenze e la sensibilità del cronista, compresa la preoccupazione per una professione che dinanzi al cambiamento e all’innovazione degli strumenti di comunicazione richiede nuove regole. Sono approfondimenti che coinvolgono sia il soggetto della narrazione sia l’autore, il giornalista. Mai come in questa tragica occasione i margini temporali tra la cronaca e la storia si sono ridotti così.

Ricordo infine che l’Amministrazione Comunale di Vinci patrocina la manifestazione dedicata al Cronista Toscano. Nel corso delle edizioni si sono affiancati, per vari aspetti logistici, la Pro Loco Vinci e l’Associazione Culturale Orizzonti. La Parrocchia di Santa Croce ci ospita fin dalla costituzione. Alle istituzioni e associazioni della Città di Vinci, ai soci e agli amici che in questi mesi di lockdown hanno partecipato alle numerose attività sociali e artistiche on-line dell’Associazione rivolgo il saluto e l’invito a riflettere su di un fondamentale dato di cronaca locale, esperienza di questi giorni: lavorando “insieme” su condivisi obiettivi si superano anche le avversità e si annullano le distanze.

Nicola Baronti
presidente di Vinci nel Cuore

Leggi tutta la serie de “Il coronavirus raccontato dai Cronisti Toscani”

L’ossigeno dell’informazione

L’ossigeno dell’informazione

Mauro Banchini, presidente della commissione dei premi ‘Li omini boni’ e ‘L. Berni’, presenta la serie ‘Il coronavirus raccontato dai Cronisti Toscani’.

Non è un caso che papa Francesco, nel Rosario di fine maggio recitato davanti alla grotta di Lourdes riprodotta nei Giardini Vaticani e in collegamento con i più noti santuari mariani nel mondo, abbia voluto che fra i lettori ci fosse anche una giornalista: per la precisione Vania De Luca, vaticanista di RaiNews24 nonché presidente della associazione italiana che riunisce tanti giornalisti cattolici.
È stato un bel segnale. Per sottolineare il ruolo svolto, nel trimestre di pandemia, anche dai giornalisti. A leggere le poste del Rosario sono state infatti chiamate rappresentanze di medici e infermieri, uomini e donne di altre categorie professionali, famiglie che hanno avuto morti da coronavirus e ammalati che dal coronavirus sono guariti, sacerdoti e religiosi/e che hanno svolto la loro missione in un periodo così difficile. E, appunto, giornalisti: professionisti di una informazione che in un periodo così drammatico ha confermato il suo essenziale ruolo di servizio pubblico.

Mai un giorno l’informazione giornalistica è stata sospesa. Bene o male (questo è davvero un altro discorso), con punti di vista assai diversi (anche questo è fondamentale, il pluralismo delle fonti è ossatura irrinunciabile in una democrazia) i giornalisti hanno continuato il loro lavoro: nell’emittenza radiotelevisiva, nella carta stampata, sul web.
Un lavoro ancora più necessario se solo si pensa alle ondata di fake che si sono abbattute, in rete e non solo, su ciascuno di noi. Fake spesso “innocenti” perché fin troppo scopertamente ridicole, ma altrettanto spesso pericolosissime perché sapientemente provocate e utilizzate in modi anche oscuri e con finalità anche ignote. Su tale scenario di emergenza sanitaria, che non esclude autentiche “guerre” internazionali di manipolazione mediatica, si conferma il valore di una mediazione giornalistica basata sulla qualità.

I giornalisti – quelli famosi e ben pagati (tutto sommato poche centinaia) ma anche quelli oscuri e molto spesso malpagati, sfruttati, privi di contratti e garanzie (la grande maggioranza, oggi) lo sanno bene: sanno bene come importante sia il loro lavoro, i loro racconti, i loro commenti.
Fra i tanti che a Covid-19 non si sono arresi, neppure quando sarebbe stato comprensibile farlo, ci sono anche quelli che Covid-19 lo hanno raccontato in prima linea. Con il premio giornalistico “Gli omini boni desiderano conoscere” (quanto è importante questo assunto, specie in tempi di grande emergenza!) e con il premio “Leonardo Berni” al cronista toscano, si intende proprio favorire la riflessione sul valore, costituzionalmente protetto, dell’informazione e della libertà di pensiero.
Troppo spesso, in Italia e altrove, non ce ne rendiamo conto: pensiamo sia scontato, come l’ossigeno. Ma scontato non è. È allora, come quando manca l’ossigeno, che si può rischiare. Perfino la morte.

Mauro Banchini
presidente della commissione del premio giornalistico ‘Li omini boni desiderano sapere’ per la comunicazione e ‘Leonardo Berni’ per il Cronista Toscano

Leggi tutta la serie de “Il coronavirus raccontato dai Cronisti Toscani”

Il giornalismo ritrovato e migliore

Il giornalismo ritrovato e migliore

Una cosa, questo difficile periodo ce l’ha insegnata: la gente ha voglia di informazione di qualità, di leggere cose di cui sa di potersi fidare.

Grosseto. La solitudine del lockdown e i quadri di Edward Hopper, pittore realista newyorkese vissuto fra il XIX e XX secolo, le aziende toscane del vino alle prese con il crollo degli ordini e una difficile ripartenza, il turismo, da Capalbio a Forte dei Marmi, dal confine con il Lazio a quello con la Liguria, e la gestione, difficilissima, delle spiagge libere, una rubrica settimanale sulle serie Tv in arrivo, piccolo passatempo per le persone “recluse”, argomenti così diversi fra loro, ma seguiti grazie al tempo passato in casa, dove puoi approfondire, riflettere, farti venire idee senza l’assillo degli orari, degli spostamenti, del tempo perso guidando. Stai nelle tue stanze e scopri un modo diverso di lavorare, meno frenetico e forse più produttivo.
Alcuni dei tanti esperti che hanno capito tutto, o in qualche caso anche nulla, del coronavirus, sostengono che dalla Lombardia, dove il virus è “sbarcato” in Italia dalla Cina, si sia poi diffuso nel resto d’Italia a causa delle tante fiere di settore che, fra gennaio e febbraio, si tengono a Milano. Migliaia di persone giunte (e poi ripartite) da tutta Italia negli stessi capannoni, strette di mano, inconsapevole e normalissima convivialità: insomma, un incubatore perfetto. E io, in una delle più grandi fiere di Milano, la BIT (Borsa Italiana del Turismo), ci sono stato il 9 e il 10 febbraio, per un progetto sul turismo curato dal Tirreno, il mio giornale. Allora tutto pareva ancora così lontano: pensavamo che “il problema” sarebbe rimasto confinato a Wuhan e che, al massimo, in Italia sarebbe arrivata una fastidiosa influenza.
Invece, alle prime avvisaglie di cosa sarebbe poi successo, già dai primi di marzo, d’accordo con la direzione del giornale la mia sede di lavoro si è spostata. Non più il grande open-space della storica sede di viale Alfieri a Livorno, ma la cucina della mia casa nel centro storico di Grosseto, dentro alle Mura medicee. Non più colleghi urlanti al telefono nella scrivania attaccata alla mia e lunghe riunioni a confrontarsi sugli argomenti del giorno, ma, nel silenzio, una libreria, due schermi, una piattaforma video per parlare con gli altri, peraltro uno dopo l’altro anche loro “confinati” nel soggiorno o nello studio delle loro abitazioni.
Fa strano lavorare da casa, quando la condivisione degli spazi e delle opinioni ti ha accompagnato per quasi trent’anni di questo mestiere. E fa ancora più strano doversi rapportare con i tuoi interlocutori solo con la voce o, al massimo, guardando un piccolo volto in un riquadro del cellulare. Un giornalista, prima di tutto, tiene buoni rapporti e, soprattutto, consuma le suole delle scarpe per vedere dal vivo quello che deve descrivere con la penna. Fra scrivere quello che ti raccontano e scrivere quello che vedi la differenza è tanta. E i lettori se ne accorgono.
Però poi ti abitui. E magari scopri che, nel bozzolo, la creatività può anche migliorare. All’inizio, quando ero uno dei pochi a fare smart-working, parevo un privilegiato. In fondo smart significa intelligente, facile, ma anche piccolo, quasi che da casa si possa lavorare meno. Non è così. Complice il lockdown, quella chiave girata nella serratura che ha chiuso le porte delle nostre case, forse andrebbe ribattezzato large-working. Perché se non perdi la dimensione dello spazio, vedi sempre i soliti angoli di casa tua, perdi la dimensione del tempo e la giornata di lavoro inizia dopo colazione e termina quando vai a letto.
Più tempo, più approfondimento, contenuti (su carta, su web) migliori e ben verificati: una semplice equazione di cui, quando questo tsunami pandemico sarà passato, dovremo tener conto per una nuova organizzazione del lavoro, figlia degli insegnamenti e dell’esperienza positiva e non dell’emergenza. Perché una cosa, dall’osservatorio di un giornale regionale e capillare sui territori come il mio, Il Tirreno, questo difficile periodo ce l’ha insegnata: la gente ha voglia di informazione di qualità, di leggere cose di cui sa di potersi fidare.
Nell’era delle fake-news, delle notizie mezze vere e mezze false, o forse del tutto inventate, che sembrano reali a forza di rimbalzare come palline di un flipper da una condivisione all’altra, il lavoro di chi fa il nostro mestiere seguendo regole e deontologia, trova consensi. Abbiamo scelto un hashtag, noi del Tirreno, #impegnoecoraggio, che ci è sembrato tenere insieme tutto. La diffusione è cresciuta, alle edicole abbiamo visto anche le persone in fila, distanziate ma in attesa di comprare un quotidiano. Ormai basta un cellulare per improvvisarsi cronisti, ma fra i campioni dei social e chi prima di scrivere verifica e riflette, la differenza si nota. E i lettori, ancora una volta, se ne accorgono.
Non so se tutto questo sia “merito” del coronavirus, ma il livello generale della stampa italiana è cresciuto in questi mesi, almeno in quelle testate che hanno avuto l’intelligenza di raccontare senza farsi trainare da qualche appartenenza o vicinanza politica, senza fare il tifo per nessuno. Essere stato una piccola tessera di questo grande mosaico mi rende orgoglioso. E sono certo che non potremo più tornare indietro.

Guido Fiorini, vice caporedattore de Il Tirreno
Premio ‘Li omini boni’ per la comunicazione 2015
25 maggio 2020

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