Maggio, le Madonne dei campi e le rogazioni

Un suggerimento per ricercare nuovi tipi di percorsi, adesso che possiamo di nuovo uscire, per andare alla scoperta di “pezzi” di storia del territorio.

Un suggerimento per ricercare nuovi tipi di percorsi, adesso che possiamo di nuovo uscire, per andare alla scoperta di “pezzi” di storia del territorio.

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Chi ha modo di visitare il Santuario della SS. Annunziata di Vinci non si dimentichi di fare una capatina anche nei locali della sacrestia, dove è ancora visibile l’altare cinquecentesco dell’antico oratorio (1612) sorto al posto di un vecchio tabernacolo dell’Assunta, poi nel 1723 trasformato nella chiesa che ancora oggi vediamo.
Dal 22 maggio 2015 è esposta in modo permanente una piccola galleria d’immagini dedicata alle marginette, i vecchi tabernacoli della nostra campagna, realizzata con il contributo del Comitato/Archivio Vinci nel Cuore e una donazione del Foto Cine Club Leonardo. Nel giorno dell’Ascensione del 2014 fu realizzata nel loggiato del Santuario l’anteprima – per la cronaca inaugurata da Giuseppe Torchia, appena eletto sindaco, alla prova del suo primo impegno vinciano con la fascia tricolore – intitolata a “Le Madonne dei campi”. Lo scopo della manifestazione era di ricordare l’antica tradizione delle rogazioni, le processioni penitenziali rituali che un tempo si svolgevano nei tre giorni precedenti la festa dell’Ascensione (dette litanie minori per distinguerle da quella maggiore, che si teneva il 25 aprile) per la benedizione dei campi e per implorare il Signore, la Madonna e i Santi affinché proteggessero la comunità dalla carestia, dalla peste e dalla guerra. “Libera nos a fame, peste et bello” recitava il sacerdote quando, arrivato all’angolo di una strada, in prossimità di una marginetta, si fermava per benedire i campi, che in questo periodo erano e sono nel pieno rigoglio. Poi il corteo proseguiva e il prete riprendeva le rogazioni, cioè le invocazioni a tutti i santi, citati uno per uno, a ognuna delle quali i fedeli rispondevano con un “ora pro nobis“. Alla fine, si faceva ritorno alla chiesa e il corteo si scioglieva.

Il rito delle rogazioni (il termine deriva dal verbo latino rogare, che significa “chiedere con passione”) è antichissimo e risale al papato di San Gregorio Magno (590-604 d.C.), anche se molti ormai sostengono un’origine pagana (per alcuni studiosi Ovidio, nato nel 43 a.C., nei suoi scritti ne avrebbe descritta una svoltasi a Roma, per l’appunto il 25 aprile, dalla via Flaminia fino a Ponte Milvio, ove in un boschetto dedicato al dio “Robigus”, erano sacrificati una cagna e una pecora).
Ancora oggi, nella nostra campagna vinciana possiamo vedere i segni concreti di questa tradizione, come ad esempio le croci poste ai confini della parrocchia di Santa Croce, restaurate e rinnovate negli anni Ottanta dello scorso secolo per volontà dell’allora proposto, mons. Emilio Fulignati, oppure agli incroci o ai lati delle strade nei punti di arrivo delle processioni rituali.
I tabernacoli del nostro territorio sono stati censiti nel 1998, in occasione di una mostra didattico-documentaria che si è svolta negli stessi locali del Santuario, con un bellissimo catalogo a cura di Silvia Ciappi, Stefano Cipollini, Luigi Palandri ed Emanuela Ferretti (I segni del sacro. Immagini della religiosità popolare del Comune di Vinci, Nuova Toscana Editrice). Purtroppo negli ultimi vent’anni molte di queste immagini, vestigia del passato, si sono perse: alcuni tabernacoli non esistono più o sono stati ammodernati; alcune immagini sono state oggetto di furto e talvolta di danneggiamento (si trattava di ceramiche ottocentesche).
Anche se spesso ingiustamente trascurate, sono testimonianze della nostra storia. In alcuni casi riportano date importanti, eventi e missioni che si sono svolte nelle varie realtà (nei dintorni di Vitolini ci sono edicole datate ai primi dell’Ottocento, oppure che ricordano eventi drammatici come ex voto di sfollati durante la seconda Guerra Mondiale; il tabernacolo della Costareccia, dove inizia il “Sentiero di Leonardo”, sul confine della vecchia proprietà dei Da Vinci è per esempio datato 1848, l’anno delle Rivoluzioni). Le rogazioni ovvero le vecchie cerimonie liturgiche che una volta davano loro vita e lustro non sono più obbligatorie, con l’industrializzazione e lo spopolamento delle campagne sono addirittura scomparse. La Chiesa cattolica tuttavia, lascia alle singole zone cristiane di studiare l’opportunità e i modi della loro applicazione.
A Vinci si è pensato così di ricordarle con questa piccola galleria, che tuttavia necessita – come hanno rilevato gli stessi curatori del tempo – di un’integrazione e di un aggiornamento, confidando nel contributo dei fotoamatori del territorio.
È notizia di questi giorni che a breve sarà ricostruito anche uno storico tabernacolo, detto della Beccaccia, importante perché posto all’incrocio di strade di terra (la via Orbignanese) e di acqua (Rio di Balenaia), andato distrutto qualche anno fa, dando luogo a un omonimo gruppo su Facebook per promuoverne la ricostruzione.

In altri luoghi, anche a noi vicini, per esempio Porciano di Lamporecchio, si è pensato di dedicare dei veri e propri sentieri alle vecchie marginette con alcune interessanti forme di trekking religioso, al posto delle vecchie processioni.
Il trekking religioso è un vero e proprio movimento partito alcuni decenni fa da alcune regioni nell’Italia settentrionale che si sta a poco a poco diffondendo anche dalle nostre parti. E i luoghi non mancano e sono assai spettacolari. Senza addentrarsi troppo dentro la campagna, basti pensare ai tabernacoli che adornano, come una Via Crucis, la strada che da Anchiano conduce alla Chiesa di Santa Maria a Faltognano: tanti, tutti diversi e bellissimi.
Nello stesso contesto, segnalo e propongo un altro antico rituale, un evento storico della Città di Vinci, che il tempo ci ha fatto smarrire, riportato all’attenzione generale in occasione dell’inaugurazione della mostra permanente delle Madonne dei Campi nel Santuario di Vinci. Quel giorno venne presentato, in contemporanea, il quarto quaderno dell’Archivio Vinci nel Cuore, a cura di Tiziana Berni, dedicato a “La Compagnia dello Spirito Santo. Note e appunti di ricerca sull’origine delle Compagnie Laicali dedite alla misericordia” (Archivio Vinci nel Cuore, IV Quaderno, pag 19 ss), in cui si evidenzia l’usanza di questa congregazione vinciana, molto cara alla famiglia Da Vinci, di andare annualmente in processione, vestiti da battuti, accompagnando il Crocefisso la prima domenica di maggio a visitare l’altare di S. Ansano e la seconda a visitare la chiesa di S. Maria di Petroio. A tutti quelli che partecipavano erano offerti pani, vino e cacio. Di tale usanza abbiamo un riscontro importante nello Statuto del Comune di Vinci del 1564: alla Rubrica 38 si delibera secondo “antiche consuetudini” che in occasione della festa di Santo Sano, nella prima domenica di maggio, sia offerto dal Comune un cero di valuta di lire cinque; della stessa misura a Petroio, non precisando tuttavia la data, ma tutto lascia pensare che si tratti della seconda domenica e che la Compagnia laicale vinciana fosse la depositaria e la consegnataria di tale tradizione.

Chissà se gli attuali eredi di tale locale compagine – per vocazione e missione – non possano ripristinare la tradizione magari nel rinnovato movimento del trekking religioso.


Nicola Baronti

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