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Pinciano e la sua reggia

Pinciano e la sua reggia

Un breve testo sul Padule di Fucecchio e la sua connessione storico-locale con Ripalta, in fondo a Vinci, ricordando sempre Fucini.

Foto: Roberto Messina

Un breve testo sul Padule di Fucecchio e la sua connessione storico-locale con Ripalta, in fondo a Vinci, ricordando sempre Fucini.

Le guide naturalistiche del Padule di Fucecchio hanno riproposto nei mesi autunnali una passeggiata nel Padule di Fucecchio e negli ambienti collinari vicini, dal Montalbano all’Alta Valdinievole. Tra le più interessanti è senza dubbio quella lungo i margini del Padule, nella località di Stabbia, sulle tracce e i ricordi di un grande scrittore del nostro territorio, Renato Fucini, che qui  ambientò “Il Matto delle giuncaie”, uno dei personaggi più famosi delle “Veglie di Neri”. La lettura del racconto insieme ad altre testimonianze è il migliore viatico per immergersi in questo ambiente caratteristico per i colori, ritmi, suoni e le attività che gli sono proprie.

Puoi essere un cacciatore accanito, come il Sor Renato, oppure non condividere questa attività: resta nel bozzetto del Fucini l’immagine e il fascino di un’epoca, d’una lingua, d’ una tradizione e anche di tanti scherzi. Durante la vostra passeggiata vedete di scorgere soprattutto il casotto di Pinciano, un perfetto tipo di padulano, che aveva costruito tale riparo per la caccia proprio in quel di Stabbia. Il sor Renato, durante una delle sue frequentazioni venatorie, ebbe l’ardire di scrivere col carbone sul detto immobile una celebre frase:

“Fermatevi e ammirate, o Stabbiolini
Questa è la reggia di Pinciano il grande
Che anche senza beccacce fa i crostini
raschiandosi la m…. alle mutande”. 

Una curiosità che i libri non riportano, a noi pervenuta per tradizione orale (ora in “La Befanata vinciarese, una Spoon River toscana” La Versiliana, 2010), è che la stessa frase comparve nei primi decenni del Novecento in un altro casotto di caccia (senza il primo verso), in località Ripalta, vicino a Vinci. In questo caso il “Pinciano” era un noto avvocato e personalità politica di primo piano del paese del sor Renato, che si dice non gradì molto tale accostamento. Non si seppe chi fu l’autore di tale ulteriore scritta, probabilmente un imitatore del Fucini, il cui scherzo “padulano” aveva già  fatto storia.

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