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Il pensiero di Tamara Morelli: un modo per infondere nuovo coraggio, ché di questi tempi ce n’è di nuovo bisogno.

tempo di lettura: 2 minuti

Riproponiamo questo pensiero di Tamara Morelli, apparso sull’edizione empolese de La Nazione del 7 aprile 2020, in pieno periodo di chiusura totale, in quello che fu l’inizio di tutta questa brutta storia.
Potrebbe passare il messaggio che
ci risiamo, forse, ma altrettanto forte vorrebbe essere quello che esorta tutti a superare al meglio questo inverno, non solo meteorologico. Non per niente la parola che ricorre di più in questo racconto è SOLE.

Il suono del flauto e l’Inno alla gioia

Erano le prime luci dell’alba e un’idea fissa mi martellava nella mente. Tra il dormiveglia pensavo di aver fatto solo un brutto sogno, non poteva essere vera quella cosa. All’improvviso mi sono risvegliata accompagnata come al solito dal cinguettio degli uccelli che svolazzavano fra il verde del giardino e l’abete vicino. Tutto mi pareva come prima. C’era anche il sole a darmi il buongiorno. Ho acceso la radio e poi la tv. La realtà dei fatti ha sbaragliato ogni mia incertezza, che è diventata triste consapevolezza. Quell’idea martellante che aveva scosso il mio riposo non era un sogno. Sono scesa giù. Margherite e soffioni trasparenti ricoprivano il giardino di un manto colorato, gli insetti volavano sul rosmarino fiorito. La natura sembrava indifferente alla miseria umana. Solo noi, pensavo, siamo stati colpiti da un morbo oscuro. Ci credevamo perfetti, dominatori dell’universo, immortali fino a sfidare Iddio. Una volontà di potenza incommensurabile ha distrutto gli equilibri sottili del mondo. Il cielo che ci sovrasta assiste impietoso ai nostri dolori. Oggi c’è il sole, ieri c’era il sole, quel sole che fa sbocciare la vita. La nostra si è fermata.

Isolamento desolante rattrista i nostri cuori e ci rende ancora più bisognosi degli altri. Per qualcuno la vita si è fermata per sempre. Abbiamo riscoperto valori dimenticati da tempo, come le piccole cose e semplici gesti a cui non davamo più importanza. Abbiamo tempo da regalare, quel tempo che rincorrevamo freneticamente. Si è dilatato fino a diventare infinito, a volte noioso e ripetitivo.
Regole da seguire, ci dicono fonti autorevoli, per la nostra salute, a cui non ci sono deroghe. Anche queste sono importanti per il bene della comunità, un modo per riacquistare il senso civico spesso dimenticato per egoismo.

Mi sono affacciata al balcone di casa. Tutto era rimasto intatto, ma solo in apparenza. La strada è deserta, poche le auto, non sento più le grida festose dei bambini che giocano. Siamo soli con noi stessi, da un lato ci manca l’affetto, il calore di un abbraccio, dall’altro ci interroghiamo sul nostro modo di vivere. Ad un tratto, però, ho sentito il ragazzino davanti a casa mia suonare con il flauto l’Inno alla gioia, imparato a scuola. Mi ha rincuorato e infuso speranza. Mi sono voltata dall’altra parte e ho visto sventolare il tricolore con scritto: “Forza, ce la faremo!
La speranza, mi dico, è ancora viva per fortuna. A quel punto ho gridato con tutta la voce che avevo in me perché i vicini mi sentissero : “Coraggio, ce la faremo a costruire un mondo migliore, se tutti lo vorremo!”. Questo è l’augurio più bello da fare al mondo intero, agli uomini politici e semplici cittadini  perché tutti abitanti dello stesso pianeta da rispettare e non da oltraggiare.


Tamara Morelli

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