La Veglia dei Poeti 2020, quando la Poesia è Voce dei Popoli e canto di un territorio

La Veglia dei Poeti raccontata da Monia Baldacci Balsamello, che dell’ottava edizione è stata presentatrice e volto in piazza.

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Venerdì 28 agosto a Vinci si è accesa la notte.
Il palco naturale offerto dalla Piazza Guidi (o di Mimmo Paladino, che l’ha ripensata artisticamente) ha ospitato quell’ormai prezioso e annuale appuntamento corale che è la Veglia dei Poeti, nella sua ottava edizione. Una serata prevista per il 21 marzo scorso, Giornata mondiale della Poesia, e che il blocco imposto dalle misure di prevenzione per la Covid-19 ha portato poi a riprogrammare, dopo una partecipata e inedita versione on line ospitata durante il lockdown sul sito liominiboni.it dell’Associazione Vinci nel Cuore.
Niente infatti può fermare l’efficacia comunicativa della Poesia, che trasforma limiti e confini in ponti e orizzonti di possibilità. Nell’anno della distanza imposta la Poesia unisce e sostiene.

Ho avuto la fortuna e l’onore di essere compagna di viaggio di questo evento, coordinandolo proprio su quel palco a fianco dell’ottimo, poliedrico e sinergico Nicola Baronti, un custode di storie e memorie e allo stesso tempo propulsore inesauribile. Anima che è una vera e propria colonna portante, proprio come ognuno degli instancabili, preziosi ed entusiasti collaboratori dell’Associazione “Vinci nel Cuore – Li omini boni desiderano sapere” e, più in generale, quella rete di realtà territoriali, contributi e azioni concrete che ogni anno si raccoglie attorno a questa e alle altre iniziative dell’Associazione, creando un tessuto condiviso. Come ad esempio la Pro Loco di Vinci, l’associazione Orizzonti di Lamporecchio, la Confraternita della Misericordia di Vinci e il suo apporto logistico, unito a quello dei Soliti Ignoti, il Club per l’Unesco di Vinci, la disponibilità di Monsignor Renato Bellini e tutti coloro che conoscono bene il significato di fare insieme.

La Veglia dei Poeti di Vinci incarna perfettamente lo spirito originario delle tradizionali serate trascorse nelle aie o al canto del fuoco in compagnia, tra amici e familiari, a parlare e raccontare a vicenda, a dirsi quello che non deve andare perso, rafforzando così legami e coesione e imparando uni dagli altri. Perché stare svegli, specie nel tempo e nelle situazioni che normalmente sarebbero adibite al sonno (e dunque al non esser vigili su ciò che accade intorno), vuol dire prendersi cura degli altri e proteggere. Una cura che nasce da un’esperienza comune, moderna e antica, da quel sapere e sentire sociale che ci rende oggi quello che siamo.

Nata nel 2013 e diventata via via sempre più una festa della Cultura e della Tradizione, la Veglia affonda le radici nell’idea necessaria e irrinunciabile di un Archivio dei Poeti di Vinci che si possa arricchire di anno in anno, perché non vada perso il canto delle voci del nostro territorio, capaci di raccontare ogni sua sfumatura, da quelle sociali, civili e storiche e – perché no – sagaci e beffarde, a quelle più intime, liriche e relazionali. Un Archivio voluto dall’Associazione, una fonte preziosa di voci che, dal lontano 1843, testimoniano in versi (spesso in ottava rima e non solo), l’anima profonda del nostro territorio.
Così ogni anno un nuovo Quaderno, la cui copertina è sempre affidata ad abili artisti locali (in questa edizione l’opera vivace e intensa “Festa di Vinci” di Francesco Sammicheli), contribuisce alla stesura di un documento unico di tradizioni popolari e culturali, che altrimenti andrebbero perse con la scomparsa dei loro protagonisti. Uno scrigno di memoria locale che non deve esaurirsi nel dimenticatoio della distrazione.

Ogni anno l’appello ai Poeti si raccoglie attorno a un tema generale, un filo rosso capace di unire molteplici e variegate sfumature d’espressione.
Per una di quelle impreviste, particolari, incredibili e per certi versi assurde circostanze che a volte si determinano, il tema della Veglia dei Poeti 2020, deciso ben prima anche solo di poter immaginare la pandemia, si è rivelato poi assolutamente calzante e opportuno. Direi quasi necessario.
La Poesia come Voce dei Popoli, infatti, è un’istanza imprescindibile in un anno come il 2020, diventato mese dopo mese un inno alla collettività solidale come risposta e speranza all’impensabile: un virus che ha cambiato il corso naturale delle nostre abitudini ed esistenze. Una sfida mondiale che obbliga e spinge a ripensare gli equilibri che ci rendono comunità civile e anche d’affetti.

La Poesia dà voce a ciò che le varie tragedie e oppressioni della Storia cercano di far tacere in ogni luogo e tempo. Il tema della Veglia è stato declinato nello specifico in cinque omaggi principali, partendo da riflessioni e parole di anime speciali quali: Liliana Segre e Pavel Friedman, per ricordare gli orrori di Auschwitz; un contributo sulle vicende del Cile, patria di grandi voci poetiche, quali i Premi Nobel per la Letteratura Pablo Neruda e Gabriela Mistral; la tragedia del genocidio armeno, con il crudo testo di Daniel Varujan; l’omaggio ai martiri di piazza Tienanmen, con la poesia di un altro Premio Nobel, Liu Xiabo e il tributo alla Baltic Road, con due poesie di Papa Giovanni Paolo II sul tema della Patria intesa come Patrimonio di umanità condivisa, scritte quando era ancora Cardinale. A dimostrazione di come in ogni tempo sia esigenza dei poeti prendersi cura del mondo.

Dopo il saluto del Vicesindaco e Assessore del Comune di Vinci Sara Iallorenzi, queste ideali copertine di memoria e celebrazione hanno introdotto via via i sei sipari tematici in cui si sono alternate le voci dei poeti di ogni età che avevano aderito all’iniziativa.
Dalle poesie sul senso profondo dell’essere comunità in tutte le sue sfaccettature e di contribuire attivamente alla stessa nell’interesse collettivo, a uno zoom sempre più intenso verso il lirismo e il mondo interiore, fino al vero proprio indirizzo di popolo dedicato a Vinci, al territorio, agli aneddoti, allo spirito locale e alla capacità di sorridere insieme, punzecchiandosi un po’. Non a caso per l’occasione sono state raccolte anche le Befanate Vinciaresi del 2020, tradizione antichissima e nobile, l’altra grande festa in poesia del paese di Vinci – terra di poeti dell’ottava rima – che si svolge annualmente presso il Circolo di Faltognano.

Sentito, commosso e doveroso l’omaggio a Giancarlo Guerri, professore di lettere, poeta ed ex assessore alla Cultura, grande protagonista della vita di Vinci e delle Veglie, presenza che non verrà mai meno. Perché la poesia va oltre a tutto, anche alla morte.

Il commento musicale della serata è stato curato con attenzione e sensibilità dal cantautore Mario Costanzi. È stata una Veglia intensa e partecipata, poliedrica, ricca di stimoli e contributi variegati, momenti poetici sfaccettati per ispirazione, esperienze, punti di vista, grazie a Vittoria Cioli, Tamara Morelli, Miriam Matti, Liana Bagnoli, Antonia Bianco, Luciano Italiani, Antonio Toni, Sergio Lazzari, Ezio Accurso, Eugenio Borgioli, Umberto Peri, Franco Benedetti, Paolo Passeri, Luciano Mannucci, Grazia Chiavacci, Tiziana Berni, Rinaldo Rofi, Lorenzo Micheli, Silvano Salvadori, Dario Spinelli che ci hanno condotto per mano nelle miriadi di sfumature dell’essere poeti con solide radici nel territorio e sguardo sempre aperto al mondo, nel rispetto delle reciproche peculiarità. Poeti che hanno saputo essere comunità lirica condivisa, attenta e partecipe, come quei rintocchi di campana che, provvidenzialmente, hanno sottolineato la profondità di alcuni momenti della serata. Perché quando gli incontri sono sinergici accade sempre qualcosa di speciale e inspiegabile.

È stata una notte luminosa che ha acceso un faro nel profondo di ciascuno dei presenti e di chi sfoglierà e rileggerà nel tempo il Quaderno di questa edizione.
Perché essere poeti significa annullare l’impossibile e sapersi prendere per mano anche senza potersi toccare.


Monia Baldacci Balsamello

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