Oltre cento anni di negozi vinciani raccontati in un libro

Bazar Cinelli Vinci

Sono gli esercizi elencati ne “I negozi storici dell’Empolese”, un volume di quasi dieci anni fa con quasi 70 venditori storici vinciani.

tempo di lettura: 3 minuti

Sono 66 “I negozi storici dell’Empolese” citati nel libro omonimo edito dalla NTE Edizioni nel 2011 che sono sparsi sul territorio vinciano. Il volume, a cura di Marco Fani e Luciano Gianfranceschi, pubblicato su spunto dell’allora Circondario dell’Empolese Valdelsa – oggi si chiama Unione – raccoglie oltre duecento esercizi commerciali storici della zona fra Capraia e Limite, Fucecchio, Empoli, Cerreto, Montelupo, e colleziona appunto quasi settanta fra alimentari, mercerie, bar, edicole e parrucchieri vinciani, presenti sul territorio alcuni addirittura dagli inizi del 1900.
Sfogliando il libro è molto strana la sensazione nel leggere alcune date di fondazione di alcuni negozi, considerando il fatto che sono stati aperti in epoche storiche che sono molto lontane e che tuttavia è ancora possibile visitare visto che si trovano a due passi da casa nostra. Come anche straniante è la storia di alcuni di loro e dei loro inizi, considerate le mille peripezie e difficoltà che al giorno d’oggi vengono affrontate per l’apertura di un’attività commerciale, tanto da meritare addirittura articoli sulla stampa locale, che insieme uniscono la sensazionalità dovuta all’avvio di un commercio in ambienti di mercato ormai saturi dalle grandi catene, alla velata azione di marketing, ché farsi un po’ di pubblicità all’inizio non guasta mai, e anzi aiuta a far conoscere il nuovo negozio.

Chissà com’era nel 1911, per esempio, all’avvio dell’Antica Macelleria Mariani, quanto “Tutto iniziò come vendita ambulante di carni acquistate nella vicina Cerreto Guidi“, come si può leggere a pagina 168, dedicata alla macelleria che trovate ancora aperta in Via Empolese giù a Sovigliana.
Oppure durante il Ventennio, all’inaugurazione della Casa del Fascio su a Vitolini, in quello che oggi tutti conoscono come I’ Circolo.
Dal libro è curioso notare come la maggior parte dei negozi ha aperto fra gli anni Settanta e gli anni Ottanta: il Bar Ariston di Spicchio; Bimbolandia e l’Ottica Sostegni a Sovigliana; la Cartoplast a Petroio; Minimondo su a Vinci.

C’è un che di nostalgico nel libro, perché raccontando le storie dei negozi, racconta innanzi tutto le storie delle famiglie che li hanno fondati. A leggerle, se ci pensiamo bene, non c’è molta distanza dalla leggendaria narrazione che di solito si fa del garage dove Steve Jobs cominciò a sviluppare quelli che in futuro sarebbero diventati oggetti di culto tecnologico in tutto il mondo. Certo, nessuno ha raggiunto i livelli dell’azienda di Cupertino e questo è chiaro, ma sovente possiamo leggere di come agli inizi i negozi che adesso conosciamo erano stati aperti in case secondarie, locali ben più piccoli di come sono adesso, modalità di vendita approssimative diverse di quelle che sappiamo oggi, dovute alle regolamentazioni dell’epoca
Anche le merceologie erano diverse: pensate ai panifici, che quasi tutti sono partiti vendendo due o tre tipologie di generi alimentari e nel tempo si sono sviluppati ampliando la propria offerta grazie al rinnovarsi e agli investimenti sui macchinari.
Oppure pensiamo alle aziende più complesse e grandi, alla Berni, alla Scotti o alla Cavw, per intenderci.

Come scritto all’inizio, il libro è stato promosso dall’allora Circondario Empolese Valdelsa e si inseriva “fra le azioni del Circondario per valorizzare il settore commerciale e artigianale, con particolare attenzione alle produzioni locali tipiche, di qualità e che caratterizzano dal punto di vista storico l’identità del nostro territorio. La ricerca storica e fotografica, che sarà alla base della pubblicazione, porterà a far conoscere e a memorizzare la storia di ogni esercizio commerciale“, così recitava quella che oggi quelli buoni chiamerebbero call, ovvero un bando di invito degli esercenti a raccontare la propria attività per la pubblicazione. Un bando peraltro selettivo, perché come si legge su un comunicato del Comune di Empoli fra i requisiti dovevano esserci “almeno trent’anni di continuità dell’insegna, della gestione, dell’attività (anche in un locale diverso) ed essere esercizi commerciali o artigianali con vendita diretta al pubblico“.


Christian Santini

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