L’ossigeno dell’informazione

Mauro Banchini, presidente della commissione dei premi ‘Li omini boni’ e ‘L. Berni’, presenta la serie ‘Il coronavirus raccontato dai Cronisti Toscani’.

Non è un caso che papa Francesco, nel Rosario di fine maggio recitato davanti alla grotta di Lourdes riprodotta nei Giardini Vaticani e in collegamento con i più noti santuari mariani nel mondo, abbia voluto che fra i lettori ci fosse anche una giornalista: per la precisione Vania De Luca, vaticanista di RaiNews24 nonché presidente della associazione italiana che riunisce tanti giornalisti cattolici.
È stato un bel segnale. Per sottolineare il ruolo svolto, nel trimestre di pandemia, anche dai giornalisti. A leggere le poste del Rosario sono state infatti chiamate rappresentanze di medici e infermieri, uomini e donne di altre categorie professionali, famiglie che hanno avuto morti da coronavirus e ammalati che dal coronavirus sono guariti, sacerdoti e religiosi/e che hanno svolto la loro missione in un periodo così difficile. E, appunto, giornalisti: professionisti di una informazione che in un periodo così drammatico ha confermato il suo essenziale ruolo di servizio pubblico.

Mai un giorno l’informazione giornalistica è stata sospesa. Bene o male (questo è davvero un altro discorso), con punti di vista assai diversi (anche questo è fondamentale, il pluralismo delle fonti è ossatura irrinunciabile in una democrazia) i giornalisti hanno continuato il loro lavoro: nell’emittenza radiotelevisiva, nella carta stampata, sul web.
Un lavoro ancora più necessario se solo si pensa alle ondata di fake che si sono abbattute, in rete e non solo, su ciascuno di noi. Fake spesso “innocenti” perché fin troppo scopertamente ridicole, ma altrettanto spesso pericolosissime perché sapientemente provocate e utilizzate in modi anche oscuri e con finalità anche ignote. Su tale scenario di emergenza sanitaria, che non esclude autentiche “guerre” internazionali di manipolazione mediatica, si conferma il valore di una mediazione giornalistica basata sulla qualità.

I giornalisti – quelli famosi e ben pagati (tutto sommato poche centinaia) ma anche quelli oscuri e molto spesso malpagati, sfruttati, privi di contratti e garanzie (la grande maggioranza, oggi) lo sanno bene: sanno bene come importante sia il loro lavoro, i loro racconti, i loro commenti.
Fra i tanti che a Covid-19 non si sono arresi, neppure quando sarebbe stato comprensibile farlo, ci sono anche quelli che Covid-19 lo hanno raccontato in prima linea. Con il premio giornalistico “Gli omini boni desiderano conoscere” (quanto è importante questo assunto, specie in tempi di grande emergenza!) e con il premio “Leonardo Berni” al cronista toscano, si intende proprio favorire la riflessione sul valore, costituzionalmente protetto, dell’informazione e della libertà di pensiero.
Troppo spesso, in Italia e altrove, non ce ne rendiamo conto: pensiamo sia scontato, come l’ossigeno. Ma scontato non è. È allora, come quando manca l’ossigeno, che si può rischiare. Perfino la morte.

Mauro Banchini
presidente della commissione del premio giornalistico ‘Li omini boni desiderano sapere’ per la comunicazione e ‘Leonardo Berni’ per il Cronista Toscano

Leggi tutta la serie de “Il coronavirus raccontato dai Cronisti Toscani”

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