ROBERTO MESSINA – Skyline

Bello sarebbe poter recuperare nel linguaggio corrente, accanto al termine inglese, il senso ottocentesco di una Vinci.

Skyline di Roberto Messina pone l’accento su uno degli aspetti più belli e caratteristici di Vinci. È un’espressione inglese, molto ricorrente, riferita di solito alle grandi città. È in pratica quella che viene chiamata la “linea dell’orizzonte”. Ogni città possiede qualcosa che la caratterizza e che il suo skyline mette in evidenza, rendendola così riconoscibile, basti pensare allo skyline di New York o, per restare più vicino, a quello di Firenze o Pisa. Tra le città più piccole quello di Vinci è sicuramente uno dei più caratteristici e e belli in assoluto, tanto è vero che nel passato venne chiamato anche “castello della nave”, per il profilo stilizzato quasi di una nave caratterizzato dall’albero maestro della torre, a cui dal XIX secolo si è aggiunto quello del campanile.
Già i primi fotografi della fine dell’Ottocento distinguevano quello di “Levante” ( per capirsi dalla parte di Vitolini e del Poggio di Marradino) da quello di “Ponente”, caratteristico per gli androni e i resti dei vecchi mulini (dalla parte di Lamporecchio).
Poi come “belvedere naturali” sono comparsi anche se successivi nelle cartoline souvenir –  il Ragnaino (che si potrebbe definire lo skyline di Tramontana) e più tardi il Piano della Madonna, con punto di osservazione il campanile del Santuario.
Roberto ce li ripropone tutti quanti, da tutti i versi, si potrebbe dire, e con tutte le stagione. Bello sarebbe poter recuperare nel linguaggio corrente, accanto al termine inglese, il senso ottocentesco di una Vinci, da Levante o da Ponente, a seconda di dove venga osservata, in ogni caso, con uno skyline unico al mondo.

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