La storia di Alberto Tallone e Bianca Bianconi: “galeotto” fu il Trattato di Leonardo

Ovvero come la storia di una delle case editrici più prestigiose d’Europa passa anche da Vinci, grazie alla caparbietà dei suoi protagonisti.

Ovvero come la storia di una delle case editrici più prestigiose d’Europa passa anche da Vinci, grazie alla caparbietà dei suoi protagonisti.

Si sposarono nella chiesa di Santa Croce a Vinci la mattina presto del 29 luglio 1950 l’editore parigino Alberto Tallone, di 52 anni, e la maestrina di Vinci, Bianca Bianconi, di 23, figlia di Giovanni e Rosa Pertoldi; testimoni delle nozze il fratello dello sposo, Augusto, e Saverio Ciattini, coetaneo di Bianca, giovane dottore in lettere di Vinci, che sognava di fare il poeta, poi diventato un noto giornalista sportivo. Il matrimonio creò un certo scalpore per la differenza di età tra gli sposi, un fidanzamento rapidissimo, il lungo viaggio che portava Bianca a vivere a Parigi. Da questa unione nacquero a Vinci i due figli, Aldo (1951) ed Enrico (1953). Quest’ultimo, in verità, nell’ospedale di Spicchio di Lamporecchio per problemi di cordone ombelicale. Motivo per il quale ancora oggi non ama indossare le cravatte, come ricorda scherzosamente.
Cupido aveva scoccato la sua freccia poco tempo prima, sotto lo sguardo del bibliotecario della Leonardiana, Renzo Cianchi. Alberto voleva pubblicare una nuova edizione di alcuni scritti leonardiani. Veniva a Vinci per informarsi e respirare l’aria del Genio. Il paese era ancora dissestato dalla guerra, non aveva strutture idonee per ospitarlo. Rolando Bianconi, fratello di Bianca, falegname artista del paese (soprannominato “Picchiutte”), a lavoro in quei giorni presso la Biblioteca, si offriva di ospitarlo. Appena Alberto vide Bianca fu colpo di fulmine. Ripartì per Parigi soltanto accompagnato dalla giovane sposa.
Alberto Tallone era già un personaggio in quei tempi. Originario di Bergamo, figlio del noto pittore Cesare, direttore dell’Accademia Carrara e professore a Brera, e della poetessa Eleonora Tango, aveva fondato a Parigi (1938) l’omonima casa editrice. Grazie a una lettera di presentazione della scrittrice Sibilla Aleramo era diventato allievo del tipografo Darantière, da cui ricevette i torchi di un’antica stamperia parigina. Inventava anche un nuovo tipo, che ancora porta il suo nome: il carattere Tallone. Nel 1960 la famiglia decideva di tornare in Italia. Stabilirono la stamperia nei pressi di una cascina di Alpignano, vicino Torino, dove Alberto collocava nel giardino una grande locomotiva, sua grande passione. Vi costruì un’officina modello per la tipografia, con i banchi di caratteri mobili e i torchi nella tradizione di Manuzio e Bodoni, inaugurata alla presenza di Luigi Einaudi. Dopo la morte di Alberto nel 1968, la maestrina di Vinci prese le redini della casa editrice, in attesa di passare la mano ai figli, ancora piccoli.
Una grande famiglia e una storia italiana con tanti collegamenti vinciani. A Parigi, in quel 1950, Bianca incontrava altri amici di Vinci, tra cui il nunzio apostolico Angelo Giuseppe Roncalli (poi diventato Papa Giovanni XXIII), che qualche mese prima aveva visitato il paese di Leonardo accompagnando il suo maggiordomo “vinciarese”, Turiddo Venturini (che abitava a pochi passi dalla sua casa natale). Incontri sempre onorati con il vino di Vinci, che Bianca non faceva mai mancare sulla tavola parigina. Come nel 1960, tornata in Italia, nel giardino di Alpignano tra le locomotive passione di Alberto, venivano piantati dei giuggioli provenienti da Vinci, sotto i quali s’incontravano artisti e letterati, ospiti della stamperia, tra cui Bacchelli, Ungaretti, Montale, Firpo, Pavese, per citare i più noti, fino ai premi Nobel Miguel Angel Asturias e Pablo Neruda.
Ancora oggi la singolarità della Casa Editrice Alberto Tallone consiste nel riunire le figure dell’editore, dello stampatore e del libraio secondo il concetto della bottega rinascimentale. I libri, interamente fatti a mano, con carte pregiate, sono vere e proprie opere d’arte. Un primato riconosciuto a livello internazionale. Tante sono state le mostre e le conferenze sui Tallone in luoghi di eccellenza, dal Parlamento Europeo alla Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti d’America. Forse è arrivato il momento di riportare la storia di Alberto e Bianca anche nel luogo del loro primo incontro.
Galeotti furono il trattato di Leonardo e la Biblioteca di Vinci.


Nicola Baronti
Questo articolo è stato pubblicato su Orizzonti di aprile 2016

Questa storia di famiglia e altre sono state raccontate dal figlio di Bianca, Enrico, che insieme alla moglie sono stati ospiti dell’Associazione Vinci nel Cuore e dell’Amministrazione Comunale nel corso di un bellissimo incontro avvenuto presso la Biblioteca Leonardiana per l’annuale Festa della Poesia del 2016, il 20 marzo. Bianca Bianconi non era presente quel giorno a Vinci, già gravemente ammalata è scomparsa nell’ottobre 2017. Un personaggio degno di stare, in ogni caso, nel pantheon dei Grandi Vinciani.
Una donna nata e cresciuta a Vinci che, a ventitré anni ha sposato il progetto di vita di Alberto Tallone e alla sua scomparsa ha saputo salvaguardarne l’esperienza, un’eccellenza italiana, oggi magistralmente portata avanti dal figlio Enrico, dalla nuora Maria Rosa Buri e dai nipoti Eleonora, Elisa e Lorenzo. Eppure, dal 1968, da sola, in attesa che i figli crescessero (Aldo scompariva prematuramente nel 1991), ha continuato fedele nell’impresa di ‘Madino’, il soprannome del marito, pubblicando addirittura i testi di Pablo Neruda, amico di famiglia, in occasione del conferimento del Premio Nobel per la Letteratura, riuscendo nello stesso periodo a legare alla casa editrice nuovi e importanti autori, da Attilio Bertolucci, Guido Ceronetti fino a Elio Fiori, collaborando con il gotha della letteratura italiana del tempo, da Giovanni Giudici a Mario Luzi fino a Mons. Gianfranco Ravasi.
Quando nel marzo 2016, a Vinci, con Enrico Tallone e la moglie Maria Rosa siamo andati alla ricerca delle tracce di quella storia d’amore, consultando presso la canonica della parrocchia i registri dei matrimoni e dei battesimi (Enrico non sapeva di essere stato battezzato a Vinci nel 1953 nel fonte battesimale di Leonardo da poco inaugurato da Einaudi e De Gasperi) è stato come riscoprire l’anello mancante di una catena di storie e di personaggi vinciani. Non da ultimo quel Saverio Ciattini, coetaneo e amico di Bianca, giovane di belle speranze e poeta, non a caso scelto come suo testimone di nozze. Con Bianca, una donna che sarà per anni a capo di una grande impresa, meglio, di un grande progetto italiano di stile, di arte e di professionalità, si riscopre anche una pagina importante sulla storia della Vinci degli anni Cinquanta, una Vinci uscita malconcia dalla seconda Guerra Mondiale, e tuttavia con progettualità enormi, personaggi e collegamenti di rilievo internazionale (nel 1949 si ricordano anche le frequentazioni in paese di Gianfranco Corsi, in arte Zeffirelli, figlio del vinciano Ottorino), che mai e poi mai avrebbero fatto pensare (la memoria è corta!) all’esistenza di un piccolo circolo vinciano a Parigi in cui Bianca e Turiddo, vicini di casa all’ombra del castello toscano, si sarebbero ritrovati in compagnia addirittura del cardinale Roncalli, celebrando l’amicizia con il vino di Vinci.
La storia, come si dimostra, è stranamente circolare per cui quegli aneddoti, perle di storie e di personaggi che sovente abbiamo raccolto e raccontato separatamente con i quaderni del nostro Archivio, trovano finalmente il loro filo conduttore e un sigillo, nel cuore di Vinci.

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