{"id":1828,"date":"2020-03-15T17:05:52","date_gmt":"2020-03-15T16:05:52","guid":{"rendered":"http:\/\/www.liominiboni.it\/?p=1828"},"modified":"2020-03-15T17:05:52","modified_gmt":"2020-03-15T16:05:52","slug":"garibaldino-vinciarese-ciompi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.liominiboni.it\/vinciarese\/garibaldino-vinciarese-ciompi\/","title":{"rendered":"&#8220;Il garibaldino vinciarese&#8221;, una storia di tradimenti"},"content":{"rendered":"\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Un lungo pezzo che collega le Idi di marzo di Giulio Cesare alla storia di Filippo Ciompi, fra tradimenti e vox populi, alla ricerca della verit\u00e0.<\/h2>\n\n\n\n<p class=\"has-text-color has-background has-text-align-right has-very-light-gray-color has-vivid-red-background-color wp-block-paragraph\">tempo di lettura: 9 minuti<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le Idi di Marzo richiamano indubbi ricordi scolastici: il <em>cesaricidio <\/em>del 15 marzo 44 a.C., ovvero l\u2019assassinio di Giulio Cesare da parte di un gruppo di senatori romani spaventati dal suo successo, temendo che si proclamasse re di Roma.<br>Ma quelle Idi, termine usato per indicare&nbsp;i giorni a met\u00e0 mese del calendario romano<strong>,<\/strong> tornano alla mente anche per la famosa frase che Giulio Cesare, trafitto da ventitr\u00e9 pugnalate, avrebbe sussurrato dopo il primo colpo a Marco Bruto, che si precipitava contro di lui:<em>&nbsp;\u201cAnche tu, figlio?\u201d.<\/em><br>Cesare non fu difeso, rimase l\u00ec, ferito mortalmente dai suoi precedenti amici, finch\u00e9 tre schiavi non lo riportarono alla sua abitazione. Su quell\u2019episodio, al di l\u00e0 di dove potesse stare la ragione (alla base c\u2019erano anche motivi personali), pesa indubbiamente un tradimento politico che anche l\u2019onnipotente Cesare fu costretto a ingoiare nel suo ultimo sussurro vitale.<br>Verit\u00e0 storica o leggenda? Chiss\u00e0? Ma quel tipo di tradimento, un tradimento politico, \u00e8 sempre oggetto di testimone nella Storia, seppure spesso la Storia non ricordi nelle conseguenze del gesto le altre vittime vere e proprie (i cesaricidi, alla fine, furono a loro volta vittime di vendette e morti cruente). Forse per questo motivo, le idi marzoline mi ricordano anche la riscoperta, assieme a un caro amico &#8211; Francesco Cianchi -, di un personaggio non originario di Vinci, ma vinciarese per storia, vittima, a suo dire, di un &#8220;tradimento di ideali&#8221; e per quasi un secolo di una tremenda <em>damnatio memoriae.<\/em> Eppure, andando a ricercare negli archivi comunali (e non solo), in questi anni, mirando al personaggio, si scopre che indubbiamente moviment\u00f2, e non poco, la vita politica di fine Ottocento dell\u2019ameno paesino di Leonardo.<br>Una vera spina nel fianco per politici, persone della cultura dominante, presunti benpensanti. Ne usc\u00ec probabilmente vittorioso nello spirito, mai domo, ma sconfitto, materialmente sconfitto, per le gravi conseguenze subite nella vita familiare e nella professione (costretto ad abbandonare Vinci, con difficolt\u00e0 a trovare nuovo incarico, morto in povert\u00e0).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Credo che il dottor <strong>Filippo Ciompi <\/strong>meriti per\u00f2 di essere riabilitato all\u2019attenzione pubblica. Una vittima &#8211; a suo dire &#8211; del tradimento degli ideali politici ispirati dall\u2019Unit\u00e0 d\u2019Italia, con una vicenda dai toni che si confondono con altre analoghe dei nostri giorni.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In breve, la storia.<br>Filippo Ciompi venne nominato medico condotto della sezione Tramontana del Comune di Vinci con delibera del consiglio comunale in data 27 gennaio 1881. L\u2019anno successivo, un\u2019ottantina di abitanti lo denunciarono all\u2019autorit\u00e0 comunale, asserendo che non svolgesse accuratamente le sue funzioni, e ne chiesero il licenziamento. La giunta assunse (sommarie, a dir poco) informazioni attraverso le quali si convinse che il reclamo presentato dagli abitanti di Vinci dovesse essere considerato fondato e deliber\u00f2 il licenziamento del dottor Ciompi il quale, oltre ad essere stato inadempiente alle sue funzioni, si sarebbe reso anche responsabile di offese triviali verso le autorit\u00e0 comunali. Pochi giorni dopo questa delibera, il 27 agosto 1882, il dottor Ciompi fece stampare dei volantini, attraverso i quali inveiva contro il consiglio comunale, e li affisse nel Castello di Vinci, nel Borgo alla Madonna, in varie parrocchie del Comune e perfino a Empoli.<br>La giunta, ritenendo oltraggioso il volantino e ravvisando nel medesimo gli estremi del reato di <em>libello famoso,<\/em> trasmise la protesta del Ciompi al procuratore del re a San Miniato, senza presentare querela contro il sunnominato. Il Procuratore incaric\u00f2 il pretore di Empoli di investigare sull\u2019accaduto. Quest\u2019ultimo, dopo aver interrogato l\u2019avvocato Roberto Martelli, assessore e facente funzioni di sindaco del Comune di Vinci (dal 1883 sindaco a tutti gli effetti fino ai primi del Novecento), ritrasmise gli atti al procuratore del re, il quale promosse d\u2019ufficio azione penale contro il Ciompi per offesa a pubblici ufficiali, e per contravvenzione alla legge di pubblica sicurezza, avendo il medesimo fatto affiggere la protesta a stampa, senza averne conseguita l\u2019opportuna licenza.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">La lite, fra cause, querele, contraccuse, e appelli, si protrasse per lungo tempo, sfociando, perfino a Roma in Cassazione. Il Ciompi fu assolto dall\u2019imputazione per <em>libello famoso,<\/em> fu condannato al pagamento di 5 lire per aver affisso la protesta senza averne avuto l\u2019autorizzazione e infine fu condannato alle spese di giudizio. Ma ci\u00f2 che pi\u00f9 l\u2019afflisse, e che certamente origin\u00f2 il risentimento e lo sfogo, fu la conferma del licenziamento.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Come abbiamo riscoperto il famigerato Ciompi? In un vecchio libretto dal medesimo pubblicato nel 1906, pressoch\u00e9 dimenticato, ma fortunatamente conservato presso la Biblioteca Nazionale di Firenze, nel quale pubblica tutte le rime incriminate con una \u201cavvelenata\u201d finale nei confronti dei propri accusatori, considerati dei traditori. Il motivo \u00e8 facile a dirsi. Il Ciompi pi\u00f9 anarcoide che socialista, come si definiva, accusava apertamente quelli che lui definiva i <em>signorottoli <\/em>locali di avere tradito gli ideali garibaldini, di cui si erano fatti portavoce e vanto, per poi diventare i nuovi padroni di Vinci.<br>In pratica li accusava di aver tradito, al pari di tanti altri,&nbsp; gli ideali risorgimentali e di avere lasciato la gente del Montalbano in una condizione di estrema povert\u00e0, fregandosene e mirando al proprio potere personale.<br>La sua raccolta poetica inizia, non a caso, con la dedica a <strong>Italia Donati<\/strong> (1863-1886), tragica eroina ottocentesca, suicida a causa dei soprusi di un sindaco e delle infamanti dicerie della gente di Porciano: \u201c<em>E tu vergine fiore,\/Cui l\u2019alito fetente\/Della calunnia non macchi\u00f2 il candore,\/Graziosa eroina,\/Che lo schifoso feudo prepotente\/Precipit\u00f2 in rovina,\/Ma non carp\u00ec l\u2019onore<\/em>\u201d.<br>Alla sua storia il Ciompi accomuna la propria, addirittura precedente di qualche anno. &#8220;<em>E il seppe Italia! \u2026 Ed ammir\u00f2 la gente\/I Medici (il Ciompi) gittar sul lastricato,\/ E le Maestre (la Donati) trascinare a morte!<\/em>\u201d<br>L\u2019accusa \u00e8 al sindaco e all\u2019altro signorottolo locale (un conte), noto possidente, di avere utilizzato la povera gente, inculcandogli false idee e inducendola a gettare nei loro confronti fango, per coprire i propri interessi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">In effetti, nuove ricerche conducono ad altri documenti da cui risulta che il Ciompi organizzasse addirittura una controraccolta di firme in sua difesa (si vede che non tutta la popolazione era schierata con il potentato comunale), ma tuttavia era costretto ad andarsene, ancora una volta, con proclami stampati e appesi sui muri, successivamente intervenendo di nuovo e pesantemente nello sconfessare le azioni politiche degli amministratori locali, dando non poco lavoro alle guardie municipali.<br>Ma la chicca, se volete, dell\u2019avvelenata (ode) finale del suo libretto, dedicata al proprio persecutore (il sindaco), sicuramente del 1906, \u00e8 l\u2019inizio e la fine, nella quale il medico umanista e poeta fa un elenco di traditori, augurando al sindaco &#8220;vampiro&#8221; il peggio che ci si possa attendere in questo e nell\u2019altro mondo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Gi\u00e0 in tempi precedenti aveva scritto sui muri di Vinci: \u201c<em>A tal razza si e no cavaliera\/La fronte mostrer\u00f2 superba e altera,\/E il saluto sar\u00e0: ite per merda\/ Che Dio vi sperda<\/em>\u201d.<br>E ora, ecco una bella sfilza di traditori e mentecatti.<br>L\u2019ode finale cos\u00ec inizia: \u201c<em>Vincesti, o Galileo! Or perch\u00e9 all\u2019altra\/Tazza dell\u2019odio bere anco tu vuoi?\/La tua di Maramaldo non men vile\/Vendetta fu<\/em>\u201d. Dopo un bel ripasso scolastico, scopriamo dietro a questi versi due personaggi storici di epoche assai diverse, \u201c<em>Galileo hai vinto!<\/em>\u201d <em>(Vicisti, Galilaee)<\/em> non sarebbero altro che le ultime parole dell&#8217;imperatore romano Giuliano l&#8217;Apostata (330-363), dopo essere stato ferito a morte in un\u2019imprudente spedizione contro i Persiani. Il Galileo a cui fa riferimento \u00e8 addirittura Ges\u00f9. Giuliano infatti \u00e8 stato l&#8217;ultimo imperatore ad aver tentato, invano, di restaurare la religione pagana nell&#8217;Impero Romano. Il verso \u00e8 un chiaro riferimento all\u2019anticlericalismo che muoveva molte coscienze del tempo, che poi magari si ritrovavano &#8211; come accusa il Ciompi &#8211; a pranzo e a cena per la festa patronale di Sant\u2019Andrea con i preti del tempo per decidere le sorti del paese.<br>Per Maramaldo servono meno commenti: basta recarsi a Gavinana per ricordare la strenua lotta finale di Francesco Ferrucci (1489-1530) per la difesa della Repubblica Fiorentina, stroncata dagli imperiali, tramite la mano vendicativa di Maramaldo, dando vita di fatto al Granducato di Toscana. Insomma, a suo avviso, un proclama per le libert\u00e0 civili soffocate dall\u2019altrui vilt\u00e0 (anche contro la monarchia del tempo, il Ciompi \u00e8 senza dubbio un repubblicano).Andiamo subito al finale dell\u2019ode, invitando magari a leggerla per intero (<em>\u201cBefanate e scherzi in poesia\u201d, Sarnus, Firenze 2011 &#8211; Catalogo Vinci nel Cuore. Archivio dei Poeti, II, 2012<\/em>), dovendo saltare tutto l\u2019elenco dei presunti traditori locali, empolesi e della Valdelsa: \u201c<em>Cos\u00ec raggiunta la tua meta<\/em>\u201d &#8211; augura ormai un \u201cesaltato\u201d Ciompi al suo persecutore &#8211;&nbsp; \u201c<em>i Gouse\/Gli Esterazzi e Mercier compagni avrai\/Emuli eguali eroi amoreggianti\/Colla figlia del Sonno e della Notte.\/Allora, come Bruno erto sul rogo\/In atto fiero il Vaticano guata,\/T\u2019ammirer\u00f2 la fronte al sen confitta<\/em>\u201d. Ma chi sono costoro? Si tratta di alcuni protagonisti dell\u2019affare pi\u00f9 importante di fine Ottocento: il caso dell\u2019ufficiale alsaziano di origine ebraica Alfred Dreyfus (1859-1935), falsamente accusato e condannato di tradimento per comodit\u00e0 di una lobby del tempo. Una storia che <a rel=\"noreferrer noopener\" aria-label=\"il bellissimo film (apre in una nuova scheda)\" href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=hWOVRgkXTIE\" target=\"_blank\">il bellissimo film<\/a> di quest\u2019anno di Roman Polanski ha riportato in auge anche s\u00e9, da oltre un secolo, \u00e8 l\u2019esempio del pericolo del dileggio e del tradimento della verit\u00e0. Il caso Dreyfus \u00e8 stato il primo scandalo mediatico di tutti i tempi, dividendo la societ\u00e0 del tempo, non soltanto francese, tra innocentisti e colpevolisti. Dietro quindi agli <em>Esterazzi <\/em>della poesia del Ciompi si nasconde Ferdinand Walsin Esterhazy&nbsp;(1847-1923) ovvero il&nbsp;militare d\u2019origine ungherese, noto bevitore e giocatore d\u2019azzardo,&nbsp;agente segreto&nbsp;francese, che avrebbe dato origine all\u2019affare Dreyfus, falsificando le prove di tradimento. Dietro a <em>Gouse<\/em>, per un refuso si nasconde, il maggiore Generale&nbsp;Charles-Arthur Gonse&nbsp;(1838-1917), vice capo di Stato Maggiore, che di fronte alle prove schiaccianti che&nbsp;Ferdinando Walsin Esterhazy&nbsp;era colpevole di spionaggio per il quale invece&nbsp;Alfred Dreyfus&nbsp;era stato ingiustamente condannato, per leggerezza e&nbsp; trascuratezza si rifiut\u00f2 di riconoscerne l&#8217;innocenza. <em>Mercier <\/em>\u00e8 Auguste Mercier&nbsp;(1883-1921), il&nbsp;generale, ma soprattutto&nbsp;politico, ministro della guerra nei giorni in cui scoppi\u00f2 l&#8217;affare Dreyfus, che nulla fece per la difesa della verit\u00e0. E l\u2019espressione finale di fierezza del povero Ciompi&nbsp; in questa sua ode &#8211; sempre pi\u00f9 fuori dalle righe dell\u2019umana convivenza &#8211; \u00e8 pari a quella di Giordano Bruno (1548-1600) dinanzi all\u2019imposizione del crocifisso sul rogo romano, dopo la condanna inesorabile del tribunale a seguito dell\u2019ennesima rinuncia all\u2019abiura e all\u2019anonima falsa e denigratoria denuncia di ateismo e di congiura contro il Papa. La fierezza della Verit\u00e0, si potrebbe dire. La stessa di Alfred Dreyfus quando, riconosciutane l\u2019innocenza, venne reintegrato nei ranghi e nominato Cavaliere della Legion d&#8217;Onore, cos\u00ec come scrisse un giornalista del Corriere della Sera rimase:&nbsp; &#8220;<em>immobile, quasi stecchito, la testa alta, lo sguardo smarrito come in un sogno [&#8230;] Invano, il colonnello gli comanda di mettersi a riposo. Egli non comprende. Sembra una statua del dovere o del dolore<\/em>&#8220;. E quando i presenti lo inneggiano con \u00abViva Dreyfus!\u00bb egli subito corregge:  \u00abNo. Non viva Dreyfus. Viva la Repubblica e viva la Verit\u00e0\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Storie potenti e poderose, che ancora inducono a pensare alla fragilit\u00e0 dell\u2019opinione pubblica e alla capacit\u00e0 del potere di manipolare il pensiero collettivo, magari sventolando miti e ideologie. Non sono romanzi o storie di un tempo rispetto al potere di chi gestisce gli odierni suggestivi e subliminali mezzi di comunicazione.<br>In un secolo in cui il tradimento degli ideali \u00e8 stato sempre pi\u00f9 declinato come trasformismo, non facendo scandalo, anzi esempio di capacit\u00e0 critica. E allora forse c\u2019\u00e8 da domandarsi se ancora esistono i fragili, ovvero i Filippo Ciompi, le Italia Donati, gli Alfred Dreyfus, che per avere creduto a una giusta causa sono stati poi strumentalizzati o accusati, con leggerezza e superficialit\u00e0, senza amore della Verit\u00e0.&nbsp;&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<hr class=\"wp-block-separator is-style-wide\"\/>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-right has-small-font-size wp-block-paragraph\"><em>Nicola Baronti<\/em><\/p>\n\n\n<p>[su_custom_gallery source=&#8221;media: 1841,1839,1842,1838,1840&#8243; limit=&#8221;35&#8243; link=&#8221;lightbox&#8221; width=&#8221;200&#8243; height=&#8221;150&#8243; title=&#8221;never&#8221;]<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-background has-cyan-bluish-gray-background-color wp-block-paragraph\">P.S.: le foto che accompagnano questo articolo sono tratte dallo spettacolo \u201cIl garibaldino vinciarese\u201d, messo in scena dalla compagnia teatrale Unicorno, in cui \u00e8 stata riproposta&nbsp; la storia di Filippo Ciompi e Italia Donati (2013).<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un lungo pezzo che collega le Idi di marzo di Giulio Cesare alla storia di Federico Ciompi, fra tradimenti e vox populi, alla ricerca della verit\u00e0.<\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":1837,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[2],"tags":[54,55,56,57],"class_list":["post-1828","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-il-vinciarese","tag-affare-dreyfus","tag-federico-ciompi","tag-giulio-cesare","tag-idi-di-marzo"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v19.13 - https:\/\/yoast.com\/wordpress\/plugins\/seo\/ -->\n<title>&quot;Il garibaldino vinciarese&quot;, una storia di tradimenti | Il Vinciarese su Li omini boni<\/title>\n<meta name=\"description\" content=\"Un lungo pezzo che collega le Idi di marzo di 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