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«È la prima volta che vengo alla Caritas, è frustrante, è umiliante, non avrei pensato di ridurmi così». Jacopo Storni racconta il coronavirus.

Jacopo Storni è stato Cronista Toscano nel 2016, premiato grazie alle sue inchieste giornalistiche sul caporalato e per “L’Italia siamo noi”, il libro che ha scritto nello stesso anno, dove ha raccontato storie di immigrati che hanno avuto successo.
Jacopo ha deciso di contribuire a questa serie condividendo un articolo pubblicato sul Corriere Fiorentino il 3 aprile scorso.
Racconta la storia di Massimiliano, fiorentino, 51 anni, catapultato in un mondo che non è mai stato suo, con cui ha dovuto improvvisamente fare i conti dopo la perdita del lavoro a causa dell’emergenza sanitaria degli ultimi mesi.
La storia di Massimiliano è la storia di tanti altri che loro malgrado sono stati costretti a convivere con una realtà estranea, fin quando non ci hanno sbattuto violentemente contro.

Massimiliano ha 51 anni, gli occhiali da sole, la mascherina su naso e bocca. Indossa un bomber grigio e un paio di pantaloni neri strappati. Ha i capelli brizzolati. Esce dalla mensa della Caritas di via Baracca con quattro buste in mano. Guarda fisso a terra, evita lo sguardo. Lo raggiungiamo, lui si volta e dice: «È la prima volta che vengo alla Caritas, è frustrante, è umiliante, non avrei pensato di ridurmi in queste condizioni». Massimiliano è fiorentino, abita a Peretola, è arrivato fino alla mensa di via Baracca in bicicletta. «Mi hanno fermato i vigili e mi hanno chiesto dove stessi andando. Gli ho detto che stavo andando a buttare via la spazzatura, mi vergognavo a dire che andavo a prendere da mangiare alla Caritas».

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Jacopo Storni, giornalista del Corriere Fiorentino
Cronista Toscano 2016

6 maggio 2020

Leggi tutta la serie de “Il coronavirus raccontato dai Cronisti Toscani”

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